31 Lug Intelligenza Artificiale: il quadro normativo e le Linee guida per la scuola
Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale (IA) è uscita dai laboratori di ricerca ed è entrata nella vita di tutti i giorni: assistenti virtuali, sistemi di traduzione automatica, piattaforme educative personalizzate, strumenti di analisi dei dati. Una rivoluzione che porta con sé enormi opportunità, ma anche rischi etici, legali e sociali.
Per questo motivo l’Europa e l’Italia hanno scelto di definire un quadro normativo chiaro, ed inoltre, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato le prime Linee guida ufficiali per l’uso dell’IA nella scuola. Vediamo insieme i punti chiave.
Aggiornamento di agosto 2026: nelle scorse settimane il calendario dell’AI Act è cambiato. Il cosiddetto “Digital Omnibus” è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed è entrato in vigore il 27 luglio 2026, spostando in avanti alcune scadenze. Trovi tutto nella sezione dedicata.
L’Europa e l’AI Act: il primo regolamento al mondo sull’IA
L’Unione Europea ha approvato il Regolamento (UE) 2024/1689, EU Artificial Intelligence Act, meglio noto come AI Act, entrato in vigore il 1° agosto 2024. È il primo quadro normativo organico sull’intelligenza artificiale e si basa su un approccio “risk-based”, cioè proporzionato al livello di rischio (Fonte ufficiale: European Commission AI Act).
In pratica l’AI Act distingue quattro categorie di rischio:
Rischio inaccettabile: tutti i sistemi di IA considerati una chiara minaccia per la sicurezza, i mezzi di sussistenza e i diritti delle persone sono vietati. L’AI Act vieta nove pratiche, ovvero:
- Manipolazione e inganno generati da sistemi basati sull’IA;
- Sfruttamento delle vulnerabilità da parte di sistemi di IA;
- Punteggio sociale (social scoring);
- Valutazione o previsione del rischio di reato a livello individuale;
- Raccolta massiva (scraping) da internet o da filmati di videosorveglianza (CCTV) per creare o ampliare banche dati di riconoscimento facciale;
- Riconoscimento delle emozioni nei luoghi di lavoro e negli istituti di istruzione;
- Categorizzazione biometrica per dedurre determinate caratteristiche protette;
- Identificazione biometrica remota in tempo reale a fini di contrasto (law enforcement) in spazi accessibili al pubblico
- Sistemi di IA che generano contenuti sessualmente espliciti e intimi non consensuali o materiale pedopornografico (CSAM), come le app di “nudificazione” basate sull’IA.
Alto rischio: sono classificati ad alto rischio sistemi di IA che possono comportare gravi rischi per la salute, la sicurezza o i diritti fondamentali . Questi comprendono:
- Sistemi di sicurezza IA nelle infrastrutture critiche (ad es. i trasporti), il cui malfunzionamento potrebbe mettere a rischio la vita e la salute dei cittadini;
- Soluzioni di IA utilizzate negli istituti di istruzione, che possono determinare l’accesso all’istruzione e il percorso professionale di una persona (ad es. la valutazione degli esami)
- Componenti di sicurezza dei prodotti basati sull’IA (ad es. l’applicazione dell’IA nella chirurgia assistita da robot)
- Strumenti di IA per l’occupazione, la gestione dei lavoratori e l’accesso al lavoro autonomo (ad es. software di selezione dei CV per il reclutamento);
- Determinati casi d’uso dell’IA impiegati per dare accesso a servizi pubblici e privati essenziali (ad es. il credit scoring che nega ai cittadini la possibilità di ottenere un prestito);
- Sistemi di IA utilizzati per l’identificazione biometrica remota, il riconoscimento delle emozioni e la categorizzazione biometrica (ad es. un sistema di IA per identificare retroattivamente un taccheggiatore)
- Casi d’uso dell’IA nell’attività di contrasto (law enforcement) che possono interferire con i diritti fondamentali delle persone (ad es. la valutazione dell’attendibilità delle prove);
- Casi d’uso dell’IA nella gestione della migrazione, dell’asilo e del controllo delle frontiere (ad es. l’esame automatizzato delle domande di visto);
- Soluzioni di IA utilizzate nell’amministrazione della giustizia e nei processi democratici (ad es. soluzioni di IA per la preparazione delle sentenze).
Rischio limitato – Rischio in materia di trasparenza: si riferisce ai rischi associati alla necessità di trasparenza nell’uso dell’IA. L’AI Act introduce specifici obblighi di informativa per garantire che le persone siano informate quando ciò è necessario a preservare la fiducia. Ad esempio, quando si utilizzano sistemi di IA come i chatbot, le persone dovrebbero essere rese consapevoli di interagire con una macchina, così da poter prendere una decisione informata. Inoltre, i fornitori di IA generativa devono garantire che i contenuti generati dall’IA siano identificabili. Oltre a ciò, alcuni contenuti generati dall’IA dovrebbero essere etichettati in modo chiaro e visibile, in particolare i deep fake e i testi pubblicati allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. Le norme sulla trasparenza dell’AI Act entreranno in vigore ad agosto 2026.
Rischio minimo o nullo: l’AI Act non introduce regole specifiche per i sistemi di intelligenza artificiale considerati a rischio minimo o nullo. La grande maggioranza dei sistemi di IA attualmente utilizzati nell’Unione Europea rientra in questa categoria. Ne sono esempi applicazioni come i videogiochi che utilizzano l’intelligenza artificiale o i filtri antispam.
L’AI Act non è divenuto operativo “tutto in una volta”: le sue regole si applicano per fasi successive. Le tappe principali, aggiornate alle modifiche del 2026, sono di seguito indicate:
- 2 febbraio 2025 – sono entrati in vigore i divieti relativi alle pratiche a rischio inaccettabile e l’obbligo di alfabetizzazione all’IA (art. 4) per chi sviluppa o utilizza questi sistemi;
- 2 agosto 2025 – sono entrati in vigore gli obblighi per i modelli di IA per finalità generali (GPAI “General-Purpose AI Models“) e vengono designate le autorità nazionali di controllo.
- 2 agosto 2026 – l’AI Act entra nella sua fase generale di applicazione: si applicano gli obblighi di trasparenza (art. 50), il regime sanzionatorio e l’enforcement nazionale.
- 2 dicembre 2027 – è la data che riguarda più da vicino la scuola: si applicano gli obblighi per i sistemi ad alto rischio autonomi dell’Allegato III, categoria in cui rientra l’istruzione.
- 2 agosto 2028 – completamento del quadro, con le regole per i sistemi ad alto rischio integrati in prodotti già regolamentati (Allegato I).
Le sanzioni per chi non rispetta le regole sono molto elevate, fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo.
AI Act: cosa cambia con il nuovo Omnibus UE sull’Intelligenza Artificiale
L’Unione europea interviene nuovamente sulla regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale. Con il via libera definitivo del Consiglio dell’UE del 29 giugno 2026, il quadro normativo dell’AI Act viene modificato con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti, ridurre le sovrapposizioni normative e concedere più tempo per l’adeguamento ad alcuni degli obblighi più complessi.
L’intervento, inserito nel cosiddetto Omnibus VII, non modifica però la filosofia di fondo dell’AI Act: maggiore è il rischio associato all’utilizzo dell’IA, maggiori sono gli obblighi richiesti a chi sviluppa, fornisce o utilizza questi sistemi. L’AI Act, approvato nel 2024, rappresenta il primo grande quadro normativo europeo dedicato all’Intelligenza Artificiale. La sua applicazione progressiva ha però evidenziato la necessità di coordinare meglio le nuove disposizioni con la già complessa legislazione europea.
L’Omnibus punta quindi a rendere il sistema più semplice e maggiormente sostenibile per imprese, pubbliche amministrazioni e sviluppatori, cercando contemporaneamente di mantenere un elevato livello di tutela dei cittadini e dei loro diritti fondamentali.
Slittano alcuni obblighi per i sistemi di IA ad alto rischio
Una delle modifiche più significative riguarda i cosiddetti sistemi di IA ad alto rischio (High-Risk AI).
L’applicazione di alcuni degli obblighi più rilevanti viene posticipata. Il nuovo calendario prevede:
- 2 dicembre 2027 per i sistemi di IA ad alto rischio autonomi (stand-alone);
- 2 agosto 2028 per i sistemi di IA ad alto rischio incorporati all’interno di prodotti.
Il rinvio concede quindi più tempo agli operatori per predisporre procedure, documentazione, sistemi di gestione del rischio e gli altri adempimenti previsti dalla normativa.
Più attenzione ai contenuti generati dall’IA
Se da una parte vengono rinviati alcuni obblighi, dall’altra l’Unione europea accelera sul tema della trasparenza dei contenuti generati artificialmente.
Il periodo transitorio previsto per l’implementazione delle relative soluzioni tecniche viene ridotto, con il 2 dicembre 2026 come nuova data di riferimento. La possibilità di riconoscere quando un contenuto è stato prodotto o manipolato attraverso l’Intelligenza Artificiale sta infatti diventando una componente sempre più importante della strategia europea per un’IA affidabile.
Nuovi divieti per deepfake sessuali e contenuti riguardanti minori
Particolarmente significativo è il rafforzamento della tutela delle persone rispetto ad alcuni utilizzi dell’IA. Le nuove disposizioni intervengono sui sistemi utilizzati per produrre contenuti sessuali o intimi non consensuali, comprese applicazioni capaci di generare false immagini di nudità partendo da fotografie di persone reali. Viene inoltre rafforzato il divieto relativo alla produzione mediante IA di materiale di abuso sessuale su minori.
È un aspetto che dimostra come la semplificazione normativa perseguita dall’Omnibus non debba essere interpretata come una riduzione generalizzata delle tutele.
Cambiano anche le regole per i modelli di IA general-purpose
L’intervento riguarda anche i General-Purpose AI Models (GPAI), cioè quei modelli di Intelligenza Artificiale capaci di svolgere un’ampia gamma di attività e che possono costituire la base di numerosi sistemi e applicazioni. L’Omnibus chiarisce in particolare il ruolo dell’AI Office europeo e quello delle autorità nazionali nella supervisione dei modelli GPAI e dei sistemi costruiti sulla loro base. La questione è particolarmente importante perché i grandi modelli general-purpose costituiscono ormai l’infrastruttura tecnologica sulla quale vengono sviluppate moltissime applicazioni di IA.
Meno sovrapposizioni con le altre normative europee
Un altro obiettivo importante riguarda il coordinamento tra AI Act e normative europee di settore.
Pensiamo, ad esempio, a dispositivi medici, giocattoli, macchine, ascensori e altri prodotti già soggetti a specifici requisiti europei di sicurezza. Quando questi prodotti incorporano sistemi di Intelligenza Artificiale potrebbe verificarsi una duplicazione degli obblighi. L’Omnibus introduce quindi meccanismi finalizzati a evitare che operatori e imprese debbano soddisfare due volte requisiti sostanzialmente equivalenti, migliorando il coordinamento tra AI Act e legislazione settoriale.
Più tempo anche per le Regulatory Sandbox
Viene posticipato al 2 agosto 2027 anche il termine relativo all’istituzione delle AI Regulatory Sandbox da parte delle autorità nazionali.
Le sandbox normative sono ambienti controllati nei quali imprese, startup e sviluppatori possono sperimentare soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale confrontandosi con le autorità competenti prima della loro piena introduzione sul mercato. Si tratta di uno degli strumenti attraverso i quali l’Unione europea cerca di conciliare due esigenze apparentemente contrapposte: regolamentare l’IA e contemporaneamente favorirne l’innovazione.
Semplificare senza rinunciare alla tutela
Il nuovo intervento europeo evidenzia un aspetto interessante nell’evoluzione della regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale.
L’Unione europea sembra cercare un maggiore equilibrio tra tre obiettivi: innovazione tecnologica, competitività delle imprese e tutela dei cittadini.
L’Omnibus non mette quindi in discussione l’impostazione dell’AI Act basata sul rischio, ma cerca di renderne l’applicazione più graduale e di ridurre gli adempimenti duplicati. Allo stesso tempo vengono rafforzate alcune tutele considerate particolarmente urgenti, soprattutto rispetto alla generazione artificiale di contenuti e all’utilizzo dell’IA per creare immagini intime non consensuali.
Un quadro normativo ancora in evoluzione
Per aziende, professionisti, scuole e pubbliche amministrazioni diventa sempre più importante non limitarsi a conoscere genericamente l’AI Act, ma seguirne l’evoluzione normativa e soprattutto il calendario di applicazione.
Le modifiche introdotte nel 2026 dimostrano infatti che il percorso di attuazione della normativa europea sull’Intelligenza Artificiale è ancora in evoluzione. Conoscere l’AI Act significa quindi non soltanto comprenderne la classificazione dei rischi e gli obblighi previsti, ma anche monitorare costantemente linee guida, scadenze e successivi interventi normativi dell’Unione europea.
Fonte: Consiglio dell’Unione europea, “Artificial intelligence: Council gives final green light to simplify and streamline rules”, 29 giugno 2026.
La nuova legge italiana sull’IA (Legge n. 132/2025)
Anche l’Italia si è mossa. Il disegno di legge in materia di intelligenza artificiale è diventato legge dello Stato: è la Legge 23 settembre 2025, n. 132 “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre 2025 ed entrata in vigore il 10 ottobre 2025 (testo ufficiale in Gazzetta Ufficiale). È il primo quadro nazionale a supporto dell’AI Act.
Si tratta di una legge-quadro: fissa i principi e affida al Governo una serie di deleghe per definire nel dettaglio la disciplina in settori specifici. Diversi decreti attuativi sono quindi ancora attesi, e su alcuni aspetti le regole diventeranno pienamente operative solo con quei provvedimenti.
I punti più rilevanti sono:
- Tutela dei minori: l’accesso alle tecnologie di IA è regolato su due fasce. Sotto i 14 anni è richiesto il consenso dei genitori; per i minori tra i 14 e i 18 anni il trattamento dei dati è disciplinato in conformità al GDPR. È una distinzione che tocca direttamente la scuola secondaria di II grado.
- Reati penali: introdotto il nuovo art. 612-quater c.p. (“Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale”), che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi diffonde senza consenso immagini, video o voci falsificati con l’IA, causando un danno ingiusto. Il reato è di norma procedibile a querela, ma si procede d’ufficio quando la vittima è una persona incapace per età — quindi un minore: un aspetto tutt’altro che teorico rispetto al fenomeno dei deepfake tra studenti. La legge introduce inoltre un’aggravante comune per qualsiasi reato commesso mediante sistemi di IA.
- Alfabetizzazione e cultura dell’IA: la legge promuove programmi di educazione e sensibilizzazione rivolti anche a scuole e università, in coerenza con l’obbligo di alfabetizzazione previsto dall’AI Act.
- Diritto d’autore: le opere generate con l’IA sono protette solo se frutto di un reale apporto umano creativo.
- Governance: AgID e ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale) diventano le autorità nazionali competenti.
- Investimenti: previsti fondi fino a 1 miliardo di euro a sostegno di startup e PMI che sviluppano soluzioni di IA.
Questa legge non sostituisce l’AI Act, ma lo integra con norme specifiche per il nostro contesto nazionale.
Le Linee guida MIM 2025 per la scuola
Il passo più atteso per il mondo dell’istruzione sono le Linee guida del Ministero dell’Istruzione e del Merito (agosto 2025), allegate al DM n. 166 del 9 agosto 2025 e approvate con il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali. Offrono un quadro di riferimento per l’uso dell’IA nelle istituzioni scolastiche ed è possibile scaricarle: Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche.
I principi guida sono chiari:
- Centralità della persona: l’IA deve supportare, non sostituire, il ruolo del docente.
- Equità e inclusione: evitare bias e discriminazioni, garantendo pari opportunità a tutti.
- Tutela dei diritti: protezione dei dati personali di studenti e personale scolastico.
- Trasparenza e spiegabilità: i sistemi devono essere comprensibili e verificabili.
- Sostenibilità: tecnologie sicure, accessibili e durature.
Le scuole potranno usare l’IA per:
- personalizzare i percorsi di apprendimento,
- favorire l’inclusione e ridurre la dispersione,
- ottimizzare le attività amministrative,
- migliorare i servizi rivolti a studenti e famiglie.
Restano vietati sistemi come:
- strumenti di social scoring,
- riconoscimento delle emozioni in classe,
- algoritmi manipolativi o subliminali.
Su questi divieti conviene essere netti: non sono raccomandazioni e non hanno subito alcun rinvio. Sono in vigore dal 2 febbraio 2025 e valgono oggi, in ogni scuola.
Che cos’è il social scoring e perché è vietato
Il social scoring è una pratica che attribuisce un punteggio sociale alle persone sulla base di dati e comportamenti (spese, amicizie, opinioni politiche, risultati scolastici). Questo punteggio potrebbe essere usato per concedere o negare diritti e servizi. L’Europa ha scelto di vietarlo perché mina la dignità umana, rischia di creare discriminazioni sistemiche e contrasta con i valori democratici.
Che cosa significa tutto questo per un docente
Se dovessi ridurre l’intero quadro a quattro affermazioni operative, sarebbero queste:
- La valutazione resta un atto del docente. Nessun sistema automatico assegna voti: il principio di centralità della persona e la supervisione umana sono il cuore sia dell’AI Act sia delle Linee guida ministeriali.
- I dati degli studenti non entrano nei chatbot. Nomi, elaborati identificabili, situazioni personali: fuori. Vale il GDPR, e vale sempre.
- Alcuni usi sono vietati, punto. Riconoscimento delle emozioni in classe e punteggi comportamentali non sono opzioni discutibili in Collegio.
- Il rinvio non è una pausa. Le scadenze del 2027 riguardano gli obblighi di conformità dei fornitori di sistemi, non il modo in cui si fa scuola. Quello si decide adesso.
La regolamentazione sull’IA non è un ostacolo, ma un’opportunità: serve a garantire che queste tecnologie vengano adottate in modo sicuro, equo e rispettoso dei diritti fondamentali. Per la scuola, significa avere strumenti in più per innovare la didattica, ma sempre con attenzione alla tutela degli studenti e al ruolo insostituibile dei docenti.
Quadro normativo aggiornato al 12 agosto 2026. Trattandosi di una materia in rapida evoluzione, si consiglia di verificare sempre le fonti ufficiali per gli sviluppi più recenti: diversi decreti attuativi della Legge 132/2025 sono ancora attesi.